lunedì 6 febbraio 2012

29 etapa 39 km Villa O'Higgins - Laguna del Desierto


Colazione leggendo giornali italiani via web.
Alle 8.00 chiamano per confermare la partenza del ferry alle 9.00.
La bici è pronta, macino a vapore i miei 7 km e prendo il ferry con largo anticipo.
Il ferry è solo per passeggeri e ciclisti, non ci sono auto perchè una volta arrivati non c'è strada ma solo un sentiero.
A bordo trasmettono un documentario sulla colonizzazione della Patagonia mentre il personale serve caffè con biscotti e le onde vengono tagliate dal timoniere zigzagando con maestria.
Le 3 ore di navigazione passano veloci, tra pochi minuti il ferry farà il suo arrivo a Candelario Mancilla. Le borse sono state stivate e la bici è legata sul ponte di prua. Il comandante non può più giocare a non fare venire il mal di mare ai passeggeri, deve centrare il molo. Le onde vengono prese come viene e secchiate d'acqua si riversano sull'addetto a preparare le cime e sulla mia bici ma soprattutto sulla tenda e sul sacco a pelo legati al portapacchi senza protezione waterproof.
Speriamo esca il sole.
Un gruppo di carabineros in piedi sul molo sembra stiano aspettando qualcuno con espressioni soddisfatte di chi dopo una lunga caccia ora sa che non scappa più.
Una ruota di un trattore con rimorchio fa da ottimo sostegno per il rimontaggio delle borse.
Vengo circondato dai carabineros con sottobraccio il pacco che stavano aspettando.
Il subofficial mi domanda per quanti gradi è il sacco a pelo.
+3 però come temperatura estrema -11.
Annuisce, dovrebbe bastare.
Guarda la bici e mi fa segno che per alcuni tratti del “camino” me la dovrò caricare in spalla.
In spalla! Impensabile pesa più di 50 kg.
Allora ribatte che dovrò smontare le borse e portare avanti prima loro e poi la bici in spalla.
Ma ce l'hanno con me? Perchè stanno tutti qui intorno a fare domande?
Come un lampo capisco che il trattore è il loro mezzo di trasporto e finchè non sposto la bici non potranno partire.
La appoggio subito contro un muretto e mi salutano scomparendo dopo la prima curva della mulattiera. Cavolo il sentiero non è un sentiero è una mulattiera.


Farla pedalando è impossibile, sono troppo carico. Spingo a piedi. Dopo 2 curve appoggio la bici a terra e salgo a piedi senza bici saltellando come un grillo sui sassi tanto per provare com'è. Bellissimo.
Sono le 13 e 30 km mi separano dal ferry delle 18.00 per la traversata del Lago del Desierto.
5 ore non basteranno, ce ne vorranno15, 3 giorni.
Non precipito le cose e avanzo, lentamente ma avanzo.
Penso agli alpini in guerra con pezzi di artiglieria pesante sulle spalle da portare in cima alle alpi.
Un po' sognando e un po' maledicendo il giorno spingo la bici a braccia tese per 5 chilometri dove la mulattiera diventa inaspettatamente sentiero. Lo sapevo, lo sapevo mai disperare. Se i chilometri che mancano saranno tutti così mi toccherà aspettare il ferry sorseggiando caffè sdraiato sull'erba.
Mentre pensieri positivi si sono impossessati di me eccoli apparire. Sono 3, giovanissimi e svizzerissimi.
Durante il discorso a quattro la ragazza mi porge per la seconda volta la stessa domanda: “Ma non bisogna scendere dalla bici vero?”
A dire la verità non saprei, io non ci sono neanche salito sulla bici però per me era salita e per voi discesa. Credo che andando piano piano facendo discesa da trial si possa restare in sella.
Tira un sospiro di sollievo che mi allarma su quello che sarà il mio percorso restante.
Il sentiero è tanto difficile quanto meraviglioso. A volte si arriva ad un bivio dove la strada da non prendere e segnalata da 2 grossi rami incrociati in mezzeria.
I ponti sui torrenti sono tronchi larghi una scarpa buttati lì.
A volte il sentiero diventa 3 sentieri, tutti portano a Roma dipende qual'è la tua specialità. Arrampicarti su una scala di terra e radici? Divincolarti tra sterpi spinosi e intreccio di rami? Affondare fino alle caviglie nel fango?
La velocità qui non conta, il computerino è fisso sull'orario.
Quello che conta ogni pochi metri è come risolvere un problema sempre diverso e dove trovare la forza fisica per mettere in atto la soluzione, dopodichè si passa al prossimo.



Cado nelle spine con addosso la bici. Non so se ridere o piangere. Non riesco a togliermela di dosso perchè più faccio forza e più le spine affondano.
Le braccia e le mani non hanno più forza. Sono stanco, non ho fatto pause, solo qualche veloce spuntino marciando.
Ogni tanto penso di essermi perso nel bosco ma trovo conferma dalle orme di pneumatici di bicicletta di chi mi ha preceduto.
Il freno dietro stride ma non frena. Pulisco il cerchio e il pattino dalla terra e noto che i pattini non ci sono più. Finiti.
Ho solo i freni davanti e nelle ripidissime discese a mano non è bello e nemmeno sufficiente.
In salita spingo e in discesa tiro mentre i pedali ogni tanto fanno vedere le stelle a stinchi e caviglie.
Porcabigia... ecco il lago, lo intravedo tra i fogliami, è vicino, devo affrettarmi.
Il sentiero diventa una specie di fossato largo una quarantina di centimetri variabili.Ora si allarga leggermente e ora si stringe quanto basta per permmettere alle borse anteriori, più basse delle posteriori di incastrarsi di colpo impedendone l'avanzamento.
Le smonto e le fisso dietro con gli elastici.
Le borse non toccano più ma spesso a causa del peso tutto concentrato dietro la bici s'inpenna e il solo freno funzionante è quello davanti. Ora so cosa vuole dire fatica e resistenza ad altranza.
Eccomi davanti al rebus irrisolto del penultimo torrente. Letto largo, profondo sotto le ginocchia, attraversato da un ponte di tronchi non fissati tra di loro che neanche a piedi col salvagente ci salirei.
La fretta di arrivare disturba il pensiero, perdo l'equilibrio, finisco in acqua e la bici con me. La riafferro la porto in secca ma una borsa a bevuto. Bevuto parecchio. Le borse sono validissime, sono contento di loro, hanno una buona tenuta contro la pioggia più scrosciante ma non
contro le immersioni.
La borsa che è andata sotto è quella che contiene il computer.
Il lago è sempre più vicino, ci sono. L'ultimo torrente è come se neanche esistesse lo attraverso deciso bagnandomi scarpe e pantaloni perchè voglio salire su quel traghetto. Arrivo al molo ma il ferry è già un puntino lontano.
Vedo il posto di frontiera argentino, entro a farmi fare il timbro di ingresso e chiedo se con la radio non possono avvisare il comandante del ferry di tornare indietro.

la frontiera argentina

I due militari mi dicono che domani ce ne sarà uno alle 11.00, li c'è tutta la riva del lago a disposizione dei campeggiatori, è uscito un bel sole e di godermela. Monto la tenda poco distante da altre tende di ciclisti e trekman che saliranno sul traghetto domani.



Si sta proprio bene. Tiro fuori il computer e lo apro al sole, tolgo la batteria. Proverò ad accenderlo solo quando sarà completamente asciutto.
Non allarmatevi questo dovrebbe essere stato l'unico percorso estremo di tutto il viaggio.

8 commenti:

  1. bravo!!!
    ciao
    silvia

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  2. Mario, di solito i naufragi si fanno con le navi, le barche, le canoe. Tu sei riuscito a farne uno con la bicicletta! Ma si direbbe che hai salvato il computer. Meno male, se no come faremmo a leggerti? pietro

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  3. Ma alla fine hai deciso di tenere la barba????!!!!!

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  4. Bravo Mario! Non sapevo che avevi frequentato un corso di sopravvivenza !!! Ciao ciao Li

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  5. Ciao Mario, concordo con Roberta...ustis!!!!
    Che giornata. Le tue parole ci hanno trasmesso la fatica, ma noi continuiamo a fare il tifo per te! Forza Mario....non si molla adesso. Pensa a quanta gente "sconosciuta" ti ha aiutato. Mai perderti di morale! Buone pedalate. Un abbraccio. Luigia e Pietro

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  6. Ciao Mario, mi chiamo Mario anch'io e non ho più l'età per queste cose in bici, ma sto organizzando il 4° viaggio in sud America in moto enduro. Già stati in tempi diversi a Villa O'Higgins e a El Chalten, ma in gennaio 2014 vorremmo fare la direttissima che hai fatto tu. Secondo te con una enduro si fa? Sto raccogliendo notizie

    grazie e complimenti

    Mario

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    1. Ciao Mario.
      La direttissima da Villa O'Higgins a El Chalten in moto è proprio vietata.
      A Villa O'Higgins per proseguire bisogna prendere un "ferry" e le moto non le imbarcano.
      Questo tratto anche se non fosse vietato è impossibile da fare in moto. Ci sono alcuni dislivelli che ho superato smontando tutto il bagaglio e caricandomi la bici in spalla. Il sentiero per un lungo tratto diventa un canaletto largo 30 cm e profondo 60 cm.
      Sbarcati dal ferry preso a Villa O'Higgins c'è un controllo di frontiera Cileno e alla fine del sentiero prima di prendere l'altro ferri per El Chalten c'è un controllo di frontiera Argentino.
      Impossibile trasgredire il divieto.
      Per il resto del viaggio con una enduro si fa. Il rifornimento di carburante potrebbe essere un problema.
      Ciao
      grazie

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