venerdì 20 gennaio 2012

13 etapa 77 Km. Esquel-Futaleufù


A pochi chilometri da Esquel mi imbatto in un gradevole cittadina, Trevelin. L'avessi saputo prima della sua esistenza avrei cercato alloggio qui.
Alla fine del paese la strada diventa sterrata. Sterrato duro, compatto. La fatica non è di gambe ma a carico di mani e braccia che cercano di essere staccate dal manubrio dallo sconnesso.
La velocità di marcia varia dai 7 ai 12 km/h. ma non mi pesa. Il contesto è superlativo.
Canticchio. Il cambio si è bloccato, non riesco a cambiare e un martellio di suono metallico mi fa pensare ad un suo danneggiamento. Mi fermo, accendo una sigaretta e lo controllo. I cavi sono a posto ma c'è un sassolino che si è incastrato e gli impedisce di slittare per accompagnare la catena su di un altro rapporto. Rimuovo il sassolino ma il martellio si fa risentire. Ho perso una vite del portapacchi davanti. Ne recupero una togliendola al cavalletto, la metto al portapacchi e controllo il serraggio di tutte le altri viti.
Il percorso è incantevole e il traffico scarso. Quando incrocio un veicolo, mi fermo a bordo strada e mi proteggo il viso girandomi dalla parte opposta, non vorrei mi sparassero un sasso nei denti.


Arrivo alla frontiera argentina e disbrigo le pratiche. I doganieri sono molto gentili e veloci e mi sembra di percepire una nota di rammarico nella domanda: “Ha deciso di andare in Cile?”,
“Si, ma poi però torno in Argentina”
Ora tocca alla frontiera cilena. La strada diventa asfaltata, liscia e senza neanche un buchino per infilarci una candela.
Una decina di doganieri mi vedono arrivare e sembrano aspettarmi con impazienza sfregandosi le mani. Parcheggio la bici 100 prima a fianco del cartello “Bienvenudo in Chile” Posiziono il cavalletto con la macchina fotografica e scatto una foto con le braccia alzate in segno di vittoria.
Arrivo in dogana, appoggio la bici al muro, apro la borsa dei viveri, prelevo il sacchetto delle mandorle e lo mostro al doganiere che soddisfatto mi indica il cestino dove buttarle.
Entro a compilare un paio di scartabelli. I doganieri sono tutti giovanissimi, sotto i vent'anni e con espressioni simpatiche. Ha inizio il controllo dei bagagli. Un doganiere appoggia l'indice su ogni borsa chiedendomi cosa contiene e arrivato all'ultima borsa dice “tutto a posto, bienvenudo in Chile”.
Futaleufù è una piccola cittadina di frontiera senza una strada asfaltata.
Vengo subito colpito dalla fierezza di due uomini a cavallo seguiti dal loro cane che rispondono al mio saluto con un impercettibile cenno. Percorro tutto il paese in bici, avanti e indietro lentamente quando vengo chiamato da un gringo accompagnato da una ragazza. Chiedono del viaggio, sono sorpresi, per comunicare usiamo tre lingue. Inglese, spagnolo e italiano. Sono qui in vacanza, sono norvegesi. Ah, Norvegia, ci sono stato 2 anni fa in bici, a Nordkapp. Sono sorpresi e felici, mi invitano ad alloggiare in un posto molto bello, il migliore del luogo e di non preoccuparmi per il costo, provvederanno loro.
Mentre vago per il paese alla ricerca del posto indicato vengo rincorso da una gringa che mi indica un alloggio a 3 km gestito da amici, consegnandomi la mappa con tutti i dettagli.
Sono un po' stanco e non ho voglia di girovagare così prendo alloggio nel primo hospedaje con wi-fi che trovo.
In un ristorantino ordino bistecca e patatine fritte. La figlia di 4 anni dei gestori prende posto al mio tavolo e mi insegna qualche parola in spagnolo scroccandomi sprite e patatine fritte.
Si chiama Francisca, mi canta una canzone e mi mostra le prodezze acrobatiche che sa fare. Ruote, capriole e giravolte varie.
Sono a 30 metri da locale quando Francisca mi rincorre chiamandomi.
Avevo dimenticato l'involucro di una scheda di memoria, Grazie Francisca.




5 commenti:

  1. Francisca un nome una garanzia...che sia un segno? Che bello il mondo che ci stai mostrando, continua a fare foto e ad aggiornarci! ;)

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  2. Sei grande Mario ! Oramai Pietro ed io siamo dipendenti dal (addicted to) tuo blog. Che avventure - mi viene la voglia di chiudere il B&B e di partire in bici.
    Marijke

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  3. el hermano chungo20 gennaio 2012 17:26

    le braccia alzate e per il puma?

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  4. peccato per le mandorle! in quel momento non avevi voglia di mandorle? non potevi mangiucchiarne qualcuna a mo' di spuntino? ora probabilmente qualche figlioletto di doganieri sta mangiandosele mentre guarda Zorro alla TV!?
    pietro

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  5. Che fico nelle foto. Buona continuazione. anna

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